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Se solo Frankenstein fosse stato gentile

  • silviadibrazza
  • 12 feb 2023
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 24 set 2024


Ciao a tutti,


Vorrei parlarvi di un libro classico che probabilmente molti di voi hanno già letto. Mi riferisco a Frankenstein di Mary Shelley.


Frankenstein è uno scienziato di Ginevra che, bramoso di conoscenza e spinto da un irrefrenabile desiderio di progresso e fama, decide di mettere il suo genio al servizio di un'impresa grandiosa: quella di creare un nuovo essere vivente.


Osservando la sua creatura mostruosa e deforme prendere vita, lo scienziato inorridisce e si da vigliaccamente alla fuga, rinnegando la sua creazione, così come un padre rinnega un figlio alla nascita, lasciando il povero mostro da solo nel mondo.


Dopo avere fatto esperienza della crudeltà ed insensibilità degli essere umani, dopo essere stato maltrattato ed umiliato dagli abitanti del villaggio (nonostante avere dimostrato la sua bontà e nobiltà d'animo con gesti generosi ed altruisti) e dopo essere stato costretto all'isolamento per via della sua immagine, il mostro inizia a commettere crimini indicibili e a mettere in atto la sua vendetta nei confronti del suo creatore.


Il mostro senza identità, a cui nessuno aveva dato un nome, dopo avere rintracciato il padre creatore, lo supplica di donargli una compagna uguale a lui, cosicché lui possa sperimentare cosa significhi sentirsi considerato e capito, e potersi finalmente liberare dall'isolamento e dall'infelicità.


Negatogli questo ultimo desiderio, la ripugnanza del mostro raggiunge il limite, fino a spingere Frankenstein alla rovina, uccidendo tutti i suoi cari, conducendolo alla malattia e alla morte.


Leggere questo romanzo per me è stato un insieme di emozioni forti e contrastanti.


Ho riflettuto a lungo su questa incredibile storia, e sono giunta alla conclusione che non sono le nostre emozioni e paure che ci definiscono, bensì le nostre scelte.


Frankenstein aveva la possibilità di riscattarsi dalla sua codardia acconsentendo alla richiesta del mostro di avere una compagna. Tuttavia, la sfiducia nei confronti delle sue promesse e la paura di mettere a rischio la sua famiglia e l'umanità intera, hanno spinto lo scienziato a dire di no.


Frankenstein aveva la possibilità di operare nel bene, ma ha scelto di proseguire sulla vita dell'irresponsabilità e dell'indifferenza.


Mi sono chiesta a lungo cosa sarebbe successo se Frankenstein avesse accolto le sue veci di padre, e avesse mostrato riconoscimento e amore nei confronti del mostro. E se gli avesse dato un nome?


Chi è in questo caso il vero mostro?


Di una cosa sono certa: i crimini del mostro sono il frutto marcio di una vita miserabile, che ha conosciuto solo dolore ed odio. Infatti, il mostro 'nasce' di natura generosa e benevola. Sono le esperienze negative e la mancanza di fraternità che lo portano sulla via oscura della violenza.


Mi sono chiesta se nel suo caso si possa parlare di scelta consapevole. Quali erano le sue alternative alla vendetta?


L'isolamento? La solitudine? L'infelicità eterna?


Avendo solamente fatto esperienza della malignità umana, come avrebbe potuto il mostro operare nella benevolenza?


Forse questa è la parte di questa storia che più mi spezza il cuore. Che bastava una persona (o un essere) in grado di vedere oltre la sua deformità per salvarlo dal male. Un gesto, una parola, uno sguardo solidale per mostrargli una via alternativa.


Ma il mostro, completamente solo al mondo ed afflitto da un dolore incomprensibile a qualunque uomo è destinato a rimanere senza nome o amici, per sempre.


Questo romanzo crudele mi ha fatto riflettere su quanto sia importante abbattere l'ignoranza che ci porta a giudicare e allontanare quelli che consideriamo diversi da noi.


Ho capito il valore potentissimo delle comunità e dell'incontro.


Ho capito che il riconoscimento, la cura e l'ascolto da parte degli altri sono come acqua per le piante. Rafforzano, sanificano, creano radici.


Talvolta mi rattristo nel vedere alcuni aspetti della nostra realtà moderna, sempre più capitalista ed individualista.


Poi però penso a quanto di buono c'è. Quante persone dedicano la propria vita al servizio degli altri e della propria comunità, quanti si impegnano e lottano per preservare il pianeta, quanti scelgono e credono ancora nella gentilezza come mezzo di unione, sebbene la vita spesso separi.


Con l'augurio di diventare sempre un po' più gentili e di imparare a guardare oltre.


Alla prossima!


Silvia











 
 
 

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